Archive of ‘Fotopensieri (Casualmente Apposta)’ category

Creeeeescere, non significa mettere chili!

Pingu & Frankenstice by sciabby
Pingu & Frankenstice, a photo by sciabby on Flickr.

Comincio con la celebre frase dell’altrettanto celebre Zuddu (professore di matematica al Liceo), rimpiangendo il fatto di non poter rendere l’intonazione zuddialettale che rimbombava nei corridoi a cavallo tra gli anni 80 e gli anni 90.
E’ entrata negli annali, ma era pura saggezza.
La cosa curiosa è che mi è tornata in mente in questi due giorni di neve a Roma.
La città era bloccata, le polemiche si sprecavano, la gente imprecava…..e io ero felice.
Felice e senza pensieri. Come una bambina.
Quello che contava per me era proprio che tutti, all’improvviso, si dovessero fermare per forza, prendersi una pausa dal loro delirio quotidiano.
Sono veramente molto pochi i momenti nella vita in cui possiamo stare VERAMENTE FERMI, e molto spesso ne abbiamo paura.
La mattina del 4 febbraio è stata incredibile: ci siamo svegliati con il silenzio che ho ‘sentito’ solo in montagna, abbiamo fatto una lenta colazione insieme (e chi conosce mio marito sa che questo succede solo in vacanza), e siamo andati a fare una passeggiata. Io ero felice come una bambina, e non è che io non abbia mai visto la neve (anzi, ho una famiglia che va tutti gli anni 2 settimane sulle dolomiti da ormai 25 anni)….era proprio questa sensazione che il mondo si fosse fermato a respirare.
La mia emozione si rifletteva anche sui sorrisi e le risate di tutta la gente scesa in strada a tirarsi palle di neve e nelle espressioni dei bambini urlanti mentre scivolavano su qualsiasi cosa anche per 30 centimetri…insomma, sembrava di essere in un film onirico.
Tutti siamo tornati bambini, almeno per un attimo.
Capita così poche volte nella vita…..spero che vi siate goduti il momento anche voi..

Ecco le foto scattate sotto casa

A spasso per le Seychelles

Afternoon walk by sciabby

Afternoon walk, a photo by sciabby on Flickr.

Per noi, le Seychelles erano l’approdo, dopo un viaggio emotivamente pieno e fisicamente intenso. Tutto quello che volevamo era sdraiarci su una spiaggia, nuotare, mangiare e dormire.
Ma le Seychelles non erano d’accordo!
Non pioveva da 4 mesi quando siamo arrivati (la pioggia aspettava noi, pare….) e le isole ci hanno accolto con dei colori molto diversi da quelli che normalmente si vedono in cartolina. Il tempo, insomma, non è stato favorevole, come si dice.
Ma questo in realtà ha cambiato completamente il punto di vista di questa seconda parte del viaggio: non appena ho visto la prima montagna coperta dalle nuvole ci siamo sentiti catapultati dentro il set di LOST e abbiamo deciso di immedesimarci, esplorando le coste meno battute, le strade meno frequentate, e soprattutto di fare gli avventurieri in bicicletta.cast away ( & looking for Tom Hanks)

Abbiamo scoperto che dietro i resort, c’è un mondo. La vita tranquilla di donne uomini e bambini che, oltre a camminare tantissimo (ma ‘ndo vanno???), passano tanto tempo seduti sul ciglio della strada e non aspettano altro che passi per salutarti e socializzare.
Abbiamo scoperto spiagge dove c’eravamo solo noi, dove ci siamo sentiti ‘Cast away’ e dove per un po’ hai la sensazione di essere solo tu e la natura. Per questo, la osservi meglio e noti cose che non ti sei mai fermato a guardare: un gabbiano con una preda terrorizzata in bocca, o la pioggia che bagna i petali di un fiorewhite rain, o un granchio che ti ruba il pranzo.the crab ate my sausage
Abbiamo fatto un’overdose di colori, e abbiamo scoperto che, con le nuvole, i colori delle Seychelles acquistano un’altra sfumatura, bellissima e intensa, che ha completato la ‘palette di colori emotivi’ che avevamo iniziato in Sudafrica.

Altre foto delle Seychelles QUI

Cosa c’è sulla mia strada (ancora sul Team Building!)

the road to nowhere by sciabby
the road to nowhere, a photo by sciabby on Flickr.

Non è la prima volta che, dopo un’esperienza formativa, mi viene voglia di scrivere qualche pensiero (vedi QUI e QUI).
Questa volta è stato diverso: mi è capitato di condividere, in gruppo (e un gruppo particolarmente eterogeneo), un’esperienza che in passato ho vissuto sempre da sola: essere ‘smontata’ come una macchinina giocattolo su un tavolo, per poi essere rimontata con tutti i pezzi ripuliti e delle ruote più salde.
E’ molto faticoso, e presuppone voglia di cambiamento e coraggio di guardarsi dentro: la mia sensazione iniziale è stata quella di essere ‘svuotata’ ma in realtà è una sorta di ‘pulizia’ che, dopo, ti fa sentire più leggero e – quindi – più preparato ad a ‘scattare’ e ad affrontare nuove difficoltà. Anzi, quasi non vedi l’ora, e vorresti subito mettere alla prova la tua capacità di cambiamento.
L’olio è fresco, il motore è acceso, si parte!

All’origine delle emozioni: il Sudafrica

Non so neanche perchè ho scelto il Sudafrica.

A parte il Safari al Kruger che era l’unica immagine che avevo in mente, non avevo idea di cosa aspettarmi da questo posto.
Forse è anche per questo che mi ha sorpreso così tanto….a partire da pochi minuti prima di atterrare, quando avvisti da lontano la Table Mountain e ti chiedi dove sei finito.

Cape Town è una strana città, con angoli in cui sembra di stare in California (il lungomare, il quartiere di Seapoint, il Waterfront) e altri (il centro) dove non ti senti sicuro neanche ad entrare in un bar…ma sin dall’inizio quello che ti colpisce è (proprio come una barzelletta che ho sentito tante volte da bambina) la grandezza di tutto quanto: il mare diventa oceano, la Table Mountain è incredibilmente piatta, il Capo di Buona Speranza è immenso, e le emozioni sono altrettanto aumentate all’ennesima potenza.

Più di una volta, durante questo viaggio, ho avuto le lacrime dalla commozione, o per un paesaggio (al Capo, in cima alla scogliera, per esempio), o per la vicinanza ad un universo a me sconosciuto (il canto delle balene e lo spettacolo dei loro salti a pochi metri di distanza, tra le altre cose), senza riuscire veramente a spiegarmene il motivo. Credo che in fondo sia proprio il fatto che qui senti che la natura è più grande di te, al di sopra di qualsiasi tuo pensiero.

Gli animali in libertà, l’orizzonte che non ha fine, il pensiero dei tanti naufragi del passato prima di doppiare il Capo, gli immensi paesaggi del Blyde Canyon tutto questo ti riempie, per – credo – non abbandonarti più.

L’emozione della ricerca delle tracce degli animali (e di un leopardo inseguito ma non visto) al Kapama Reserve, che all’inizio sembra quasi un gioco, ti fa pensare a cacciatori ormai lontani, i rumori della natura diventano il tuo silenzio prima di addormentarti. Ciò che ti è sempre sembrato lontano ti sembra d’un tratto vicino e familiare, quando vedi due sorelle leonesse accarezzarsi al riveglio, o la leonessa vegliare sul sonno del leone maschio: momenti intimi già visti, che ci accomunano e non l’avresti mai pensato.

Se ho rischiato di commuovermi più volte, ho invece avuto il mio momento piagnonis – come dice la mia amica Chiara – a Hoedspruit, prima di prendere il piccolo aereo che ci avrebbe portato via. Ho pianto vedendo la gente che arrivava accolta dai ranger e ancora ignara delle emozioni forti che stavano per vivere, e pensando che noi avevamo consumato il nostro tempo insieme ai big five. Non so se questo è il mal d’Africa….ma se lo è, sono felice di averlo preso.

Altre foto:
Cape Town
Mpumalanga
Kapama Game Reserve

PS: questo bellissimo viaggio (di cui il Sudafrica era solo la prima parte dell’itinerario) è stato organizzato in modo assolutamente perfetto da http://www.traveldesign.it/ …grazie Max!!!!

Nata con la valigia

                                          partire, fermarsi e ripartire

Me ne sto qui, su una panchina al sole, a godermi il profumo la luce e
i rumori di una città che non è la mia.
Sono in viaggio per lavoro, una cittá diversa ogni giorno….eppure
nonostante lo stress e la tensione, c’è sempre un momento della
giornata, quando la mente si svuota, in cui mi sento bene, mi sento a
casa, e le mie cellule si aprono per assorbire le sensazioni di. ciò
che succede attorno a me.
Ieri è successo – più o meno alla stessa ora di oggi – quando il sole
tardo primaverile comincia a scendere e mi ricorda sensazioni estive:
vagavo in un quartiere di Milano e mi sono resa conto che attorno a me
c’erano un sacco di persone di etnìe diverse (ed era solo Viale
Monza)…e la mia sensazione è stata un ricordarmi di essere NEL

MONDO. Si, perchè troppo spesso ci rifugiamo nelle nostre piccole
cose, casa lavoro famiglia, e non pensiamo che fuori c’è un mondo
da conoscere ed esplorare e che non basterà una vita sola. E’ un
pensiero così grande che a volte mi fa paura. Ma la reazione è sempre
positiva: muoviti, parti ogni volta che puoi, guardati attorno e
respira l’altro. L’altro che potresti essere tu, come scriveva
Whitman. Specchiati nel mondo. Quando sei stanco, riposati. Per poi

ripartire.

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